La Sagra Della Ranzata

Anni orsono esisteva un’ associazione di pescatori che aveva come proprie finalità quelle di divulgare le tecniche pesca al siluro e il rispetto della preda.

Per fare questo si avvaleva di un sito e di un forum molto frequentati dagli appassionati dell’epoca.

I propri componenti, organizzati in una manciata di sezioni, si ritrovavano in occasione di sessioni didattiche, raduni, cene, pranzi, fiere e piccoli eventi, senza disdegnare la partecipazione a manifestazioni e incontri significativi per l’evoluzione (o più spesso l’ involuzione…) delle normative.

Secondo alcuni, solo armi spuntate, inutili a contrastare i mali che affliggevano le nostre acque.

Mali che ancora le affliggono, senza che, al cambio di statuto e dei componenti della associazione sia, corrisposto un qualunque effetto.

A parere di che scrive, impoverendo la scena di quello che di buono si riusciva all’ epoca a fare, grazie ad una delle pochissime realtà a portare avanti queste attività con continuità e dedizione, apparendo all’ esterno talmente coesa da ingigantire la percezione delle sue reali proporzioni e con il grande merito di fare uscire dalla mitologia il siluro, presentandolo quale è: un essere vivente vulnerabile quanto le sue prede.

La formula era semplice, ma non per questo facile da applicare: il gruppo si basava sulla condivisione di esperienze e informazioni, ma soprattutto di valori.

Correttezza e lealtà, insaporite da goliardia e sfottò, erano elementi di casa.

In questo modo si sono creati legami molto profondi, tra persone che non si sarebbero probabilmente mai incontrate se le loro strade non si fossero incrociate in rete.

Legami che sono sopravvissuti agli eventi e che hanno portato un gruppo di pescatori a decidere che perdersi di vista sarebbe stato un peccato che non era il caso di commettere.

Per  questo il Silur Angel Team e l’Extreme Fishing Team, due sezioni geograficamente contigue che coprivano grossomodo Piemonte e Lombardia, si gemellarono e da questa unione nacque la necessità di creare un evento annuale che ne celebrasse il legame.

Quello che ne scaturì fu la Sagra Della Ranzata, evento giunto quest’ anno alla sua 5° edizione, tenutasi tra sabato 24 e domenica 25 ottobre.

Dove? Non si sa.

O meglio, lo sanno solo i partecipanti.

In ogni caso in un punto variabile da edizione ad edizione e non meglio definito, tra Piemonte e Lombardia.

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Negli anni , diverse location sono state cambiate e in qualche occasione i sacerdoti occulti della Ranzata, hanno resa nota la posizione solo il giorno precedente l’ evento.

Fini strategie degli adepti dettate da volontà di segretezza?

Forse, ma anche tanta indecisione!

Quello che è certo è che la Sagra Della Ranzata è qualcosa di più di un’ adunanza di pescatori.

E’ un evento che ha maturato nelle edizioni una sua identità e rituali precisi.

Chiariamo innanzitutto che,  la pesca al siluro è “solo” la passione che ci lega, l’elemento che condiziona il contesto, ma non è il motivo principale per cui si partecipa.

Alla Ranzata ci si va per il grande piacere di abbracciare amici vecchi e nuovi e perpetuare una sintonia di fondo, non scalfita dalle innumerevoli differenze tra i partecipanti che di solito oscillano tra le 20 e le 30 persone, di ogni età e provenienza.

Si mangia, si beve e si delira per una notte in riva al fiume, al cospetto di qualche canna brekkata che generalmente, non sortisce risultati apprezzabili in virtù principalmente del gran baccano.

La vera funzione delle canne posizionate è quella di permettere a figuri perversi di simulare mangiate, utilizzando escamotage vari, spesso molto articolati.

Escamotage che generalmente non mancano di far scattare qualcuno a gambe levate verso la canna in questione, sperando che l’attacco si riveli reale.

Di solito il tutto si conclude in una zuffa punitiva verso il buontempone di turno.

Come logica conseguenza, un eventuale attacco effettivo, verrà catalogato come farsa e non considerato.

Ognuno contribuisce per quello che può e desidera: meglio se con qualcosa di sapido e robusto…

Di norma, e quest’ anno non ci si è smentiti,  prima che il sole cali, l’ abbuffata ha già avuto inizio e salumi, formaggi, torte salate, sottoli e quant’ altro sono stati assaliti e annegati da una disponibilità di vino e birra non indifferente, tracannata in raffiche di brindisi lanciati al grido di “Lavaggio ugola!”, incitazione che suona come una chiamata alle armi per ogni partecipante che si rispetti.

Ad aperitivo ragionevolmente concluso il gruppo si spacca: qualcuno si occupa di posizionare le canne, qualcuno va avanti a fare esche, qualcuno si occupa della legna (e non vi dico quanta…) e qualcuno va avanti a mangiare.

Tutti vanno avanti a bere, ma è solo per non farsi trovare impreparati all’ arrivo del freddo che di notte, si sa, è più intenso.

Il falò, uno dei simboli dell’ evento, viene acceso e la manifestazione entra ufficialmente nel vivo.

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Sandrone, re indiscusso del barbecue, si presenta regolarmente con una cucina da campo da far impallidire Chef Rubio e, indefesso va avanti per un paio di ore a grigliare con maestria a ritmo serrato, mentre un esercito di cavallette consuma felice.

Da un paio di edizioni, grazie a Symon e Luca fa la sua comparsa una grossa pentola traboccante di fagioli piccanti: un must a cui i ranzatori non vogliono più rinunciare.

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Addirittura la scorsa edizione si è distinta per una colazione a base di salamelle e fagioli.

Si scherza e si fa baracca, ma non solo: ci si confronta anche seriamente sulla realtà delle nostre acque e si riflette su se e come sia possibile intervenire.

Molti dei partecipanti storici sono impegnati a titolo diverso nel mondo della pesca e dei pesci, a cui dedicano tempo e passione: guide di pesca, tester, rappresentanti di prodotti, negozianti, ex campioni nazionali, membri di consulte ittiche, autocostruttori , ma soprattutto pescatori!

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E ogni pescatore che si rispetti in una serata del genere ha un sacco di aneddoti da raccontare attorno al fuoco.

Ma cosa sarebbe la Sagra della Ranzata senza quello che è stato definito“El ritual”?

Ed ecco il Savage, ergersi a sacerdote indiscusso, sciamano dispensatore di conforto: la grolla fa la sua comparsa e gira tra i presenti raccolti in cerchio attorno al falò.

Ed il sacro legno gira e continua a girare, mentre durante i tempi morti dovuti alla preparazione a girare sono grappa e genepy.

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Il freddo non si sente: i cuori sono caldi e sareste stupiti da quante cose più o meno folli un gruppo di persone normalmente senzienti possa fare in riva ad un fiume in una notte d’autunno.

In passato qualcuno si è concesso anche un tuffo notturno novembrino.

Forse siamo un po’ squinternati, ingenui e idealisti, ma a noi pare proprio che durante le nostre riunioni attorno al falò il tempo rallenti, si lasci vivere e ci lasci vivere dei bei momenti.

Come dice Savage, il fiume è la nostra sede e il fuoco il nostro presidente:

noi c’eravamo, ci siamo ancora e speriamo di continuare ad esserci.

E voi, sarete un giorno dei nostri?

 

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