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I siluri del Petite Rhone

Ormai è diventato un piacevole rito che si ripete dal 2009: una volta l’anno si carica l’auto e si parte in cerca di nuovi fiumi in cui tentare la cattura del siluro. Vuoi per la voglia di riempire gli occhi di ambienti e panorami diversi dai soliti,  vuoi per quella sensazione di curiosità alla vista di un nuovo fiume paragonabile solo a quella di un bambino davanti ad un regalo non ancora scartato, quando tenta di immaginare cosa possa celarsi all’interno. Vuoi per allontanarsi da quella civilizzata routine in cui si è immersi tutto l’anno, riscoprendo il piacere di stare in mezzo alla natura con poco o nulla. Quella natura dalle mutevoli condizioni che ti costringe ad adattarti.. o di inchinarti e ripiegare quando è troppo forte per le tue possibilità. Vuoi per riscoprire la soddisfazione di ingegnarsi a risolvere piccoli e grandi problemi o situazioni nuove in un mondo in cui tutto sta diventando a “prova di scimmia“. Vuoi per scoprire i propri limiti fisici e mentali.. e superarli. Vuoi per condividere i piaceri della pesca con compagni che la vivono al tuo stesso modo, in grado di compensare le mancanze ed i limiti a vicenda.

Lo scorso anno abbiamo varcato le Alpi ed affrontato in Francia il Rodano ad Avignone (leggi qui il report). Fiume gigantesco e troppo dispersivo da affrontare con i kayak. Avevamo sbagliato inoltre il periodo, in quanto a luglio l’acqua era troppo calda ed i siluri molto apatici. Siamo sì riusciti a catturare un bel siluro, ma a breakline e non dal kayak, il vero obiettivo della spedizione. Quell’avventura ci ha permesso tuttavia di scoprire altri fiumi più idonei alla pesca dal kayak, di dimensioni più contenute, come il Piccolo Rodano, fiume prescelto per la spedizione di quest’anno.

La compagnia si riconferma la stessa dello scorso anno, ad eccezione di Giuseppe, che purtroppo ha dovuto rinunciare.

Mirko, Gabriele e Federico

Giorno 1

Dopo non poche ore di viaggio arriviamo in un soleggiato pomeriggio francese presso il rustico di campagna che sarà il nostro campo base per un’intera settimana sul Piccolo Rodano. Una delle caratteristiche di questo fiume è la quasi totale inaccessibilità di accessi all’acqua. Una intricata e folta vegetazione lo nascondono dalla vista dei passanti, pochi, pochissimi e spesso privati gli scivoli o i varchi disponibili. Fortunatamente il nostro casolare si trova proprio dietro l’argine del fiume, e grazie ad una massicciata, è possibile, rischiando di rompersi una gamba o di finire in acqua, mettere i kayak in acqua. Impossibile da fare da soli, faticoso, pericoloso, ma tutto sommato la soluzione nel globale migliore.

Parcheggio

Lo scorso anno la difficoltà più grossa incontrata fu il vento che nel primo pomeriggio si alzava puntualmente. Questa volta non è da meno, anzi: un portentoso Maestrale ci dà il benvenuto, creando raffiche ed onde impegnative. Decidiamo visto l’ora di dedicarci a qualche ora di feeder per fare qualche esca. Operazione che risulta molto semplice vista l’abbondanza di breme e bordelliers. Tra le catture le immancabili anguille e qualche siluretto, subito rilasciati entrambi.

Giorno 2

La sveglia non è delle migliori. Sebbene sia presente un bel sole primaverile, gli alberi ed i canneti piegati dal violento maestrale non ci danno opportunità di fare nulla. Impossibile affrontare un fiume con raffiche da 50 km/h.. è impossibile con una barca, figuriamoci in kayak. Ripieghiamo esplorando la zona, attraversando recinti di tori e cavalli, cercando canali e fiumiciattoli riparati dal vento, tentando qualche vano lancio a spinning. Il risultato è ben immaginabile.

Cavalli della Camargue

Giorno 3

Ennesimo triste risveglio. Il Maestrale sferza ancora. Non possiamo tuttavia restare con le mani in mano e decidiamo di andare a verificare le condizioni di un piccolo fiume non tanto distante in cui Federico era stato anni fa ottenendo parecchie catture di taglia media. Essendo molto più riparato e piccolo, il vento è meno incisivo. Lo percorriamo per un lungo tratto facendo qualche tentativo a spinning, esplorando le sponde e decidiamo di tornare nel pomeriggio con l’attrezzatura giusta per fare qualche deriva e qualche ora a breakline.

Esplorazione

Arriviamo nelle 16.00 e ci dividiamo i compiti. Io esploro con il kayak il fiume tentando la pesca a dinamica, mentre Gabriele e Federico procurano le esche e preparano le canne da breakline. Fiume stupendo, completamente immerso nella vegetazione, pieno di alberi in acqua e con lai giusta corrente. L’acqua è ancora fresca per il periodo, attorno ai 14°C. Con me ho solamente calamari e lombrichi canadesi, entrambi adatti con temperature decisamente più alte.. ma tant’è..

Tante, tantissime le tracce di siluri medio piccoli che vedo salire sullo schermo del mio Garmin Striker 7 SV Plus, ma ottengo solo un attacco poco deciso. Grazie alla funzione Quickdraw Contours ne approfitto per creare la batimetrica di tutto il tratto plausibile da breakline, ritorno con le idee chiare al campo base per non disturbare ulteriormente la zona e per preparare tutto per la sera.

Dettagli

Posizionare le esche è una formalità, e poco prima del tramonto siamo in pesca.

In pesca

Quando ormai il buio sta prevalendo sulla luce, ecco l’attacco sulla canna di Gabriele. Non si tratta di un gigante, ma va bene per toglierci il cappotto di dosso, visto l’inizio complicato!

La prima cattura!

 Giorno 4

Il vento non ci molla, ma questa volta sembra essere meno impetuoso e decidiamo finalmente di avventurarci nel “fiume obiettivo” della missione. Trovandoci in una curva del fiume, la sponda opposta risulta protetta dal vento e priva quindi onde. Attraversiamo velocemente il fiume e iniziamo a derivare a diverse distanze dalla sponda. Io e Gabriele decidiamo di provare a dinamica con il clonk, mentre Federico opta per una deriva più silenziosa, pescando a verticale. Le derive sono da effettuare millimetricamente.. un solo metro fuori e si viene spazzati via dalle onde e dal vento. Tuttavia riusciamo ad avere i primi contatti. Ad un tratto vedo salire sul mio Striker 7 una traccia convinta, sento l’attacco deciso, ferro forte.. forte sì, ma non pensavo di rompere un 90 libbre tra le dita delle mani! Quello che mi passa per la testa nei minuti successivi è meglio non riportarlo. Fatto sta che perdo il primo possibile siluro da kayak in Piccolo Rodano.. mestamente taglio via qualche metro di treccia (magari era rovinata), metto un’altra montatura e riparto.

Continuo la deriva in direzione di Gabriele, che si trova qualche centinaio di metri a valle. Tra un arco e l’altro sento in lontananza una voce.. guardo Gabriele e noto qualcosa di strano. Parto a mille nella sua direzione.. quando lo raggiungo realizzo che sta combattendo con un grosso siluro! Combattere un siluro di taglia dal kayak è una scarica di adrenalina incredibile.. il difficile è gestire la fase del glowing e l’avvicinamento a riva. Nel mentre avverto tramite walkie talkie Federico, dicendogli di raggiungerci. In un modo o nell’altro riusciamo ad arrivare ad uno scivolo privato, unico spiazzo per centinaia e centinai di metri di selva. Arriva anche Federico e possiamo finalmente fare la foto ricordo con un grosso siluro del Piccolo Rodano catturato dal kayak!

Glowing vincente!

Federico e Gabriele

Dopo il meritato rilascio ritorniamo ad aprire le ostilità. Qui accade l’ennesimo episodio: sto chiacchierando con Federico quando vedo una traccia salire fortissimo, attaccare e rompere nuovamente il filo senza darmi neppure il tempo di ferrare. A quel punto mi “si chiude la vena“. Torno furiosamente nel nostro alloggio ed imbobino una treccia di dimensioni esagerate, ricordo di Gabriele di un negozio di pesca di Mequinenza nel 2010. Vediamo se rompo anche questa!

Ritorno sull’unica deriva fattibile. Più o meno all’altezza della cattura di Gabriele ecco salire un siluro. Attacca la mia esca, ferro cattivo.. e stavolta tutto va nel verso giusto. Inizio un bellissimo combattimento, la mia Ethnic Dynamic Cat piega che è una meraviglia, il Ryobi Osyris non perde un colpo.. è il mio primo siluro in Piccolo Rodano, anzi, a dire il vero dal kayak! Riesco a raggiungere lo stesso scivolo precedente e vengo raggiunto dagli altri ragazzi. Finalmente è tempo di foto ricordo anche per me!

Mirko e Federico

Per oggi può bastare così.. anche perché il vento rafforza!

Giorno 5

Neanche da dire.. il vento ci sveglia di buon’ora. Tentiamo comunque. Notiamo che la temperatura dell’acqua è più bassa del giorno precedente, in cui avevamo registrato una attività maggiore. Questo si ripercuote sul comportamento dei siluri. In tutta la giornata riesce a catturare un solo siluretto Gabriele, non contando qualche timido attacco a me.

Gabriele con la cattura

Tentiamo anche di esplorare un tratto a valle protetto dal vento, ma qui la temperatura è stranamente ancora più bassa. Qui però entriamo in contatto con un siluro mastodontico, di quelli per i quali l’ecoscandaglio li scambia per il fondale, “starando” la profondità (cioè, ci sono 7 metri, ma segna 1,7m, l’altezza in cui sostava il siluro). La cosa pazzesca è che come si arrivava nelle vicinanze, il siluro si posizionava sotto il kayak e restava lì seguendolo. Al pomeriggio siamo tornati, era ancora lì e la stessa cosa l’ha fatta a Gabriele.. incredibile!

Alle prese con il siluro gigante sotto il kayak!

Giorno 6

Siamo al penultimo giorno. La cosa incredibile? non c’è vento! La sera precedente il Maestrale ha lasciato spazio allo Scirocco, invertendo il senso delle onde e scaldando l’acqua. Gabriele è K.O. causa indigestione. Siamo tutti con il volto crepato e bruciato causa vento e sole. Qui il vento forte è terribile, ti sfianca a livello fisico, ti fa impazzire a livello mentale. Io e Federico usciamo e rimaniamo incantati nello scoprire per la prima volta il Piccolo Rodano. Sì perché senza il forte vento è un fiume nuovo, completamente diverso. Il suo colore è azzurro, si vedono le carpe saltare.. è stupendo. 

Iniziamo a pescare. Parto dalla solita deriva.. noto che l’acqua è più calda, ma stranamente pochissimi pesci rispetto ai giorni scorsi. Dopo due-tre derive a diverse distanze da riva l’illuminazione: e se provassi nella sponda opposta, dove c’è il canale del fiume? E più profondo.. ma anche più veloce.. ma senza vento è fattibile. Infatti è così, parto a derivare proprio da dove caliamo i kayak e.. Apriti cielo! Il delirio! Ogni siluro saliva assatanato come non lo vedevo da una decina di anni, quando in Italia si riuscivano ancora a prendere così. Ogni arco saliva e attaccava. Non ci potevo credere! Catturo tre siluri di taglia media, ne slamo due. Mi devo arrendere solo quando mi abbandona la batteria dell’ecoscandaglio, con le gambe ustionate dal sole! Ma che giornata!

Una delle catture

Giorno 7

Se già ci pregustavamo il bis della giornata precedente, fin dal mattino ci siamo dovuti ricredere. E’ la pioggia infatti che ci dà il buongiorno all’ultimo round. Gabriele, ancora debilitato torna all’attacco assieme a Federico nonostante il meteo. Io invece voglio tentare di fare una carpa pescando a feeder.

Pesca uggiosa

Pescata a fondo sotto sponda. Subirà pure due attacchi!

Pioggia o no, riusciamo a portare a casa il risultato!

Siluro bagnato!

Cerpa a feeder!

Ma non finisce qui, perché alla sera, posizioniamo due breakline..

Breakline

.. mentre eravamo  in casa a preparare la cena sentiamo l’avvisatore suonare! Corriamo aldilà dell’argine, Federico ferra ed inizia il combattimento! Finalmente anche Federico prende il suo primo siluro della spedizione!

Questa ed altre catture e momenti li vedrete prossimamente in un video che stiamo realizzando! 

E’ stata una spedizione impegnativa. Pensavamo di trovare un fiume più facile rispetto al Rodano, più alla portata di kayak.. sicuramente lo è, ma non avevamo fatto i conti con il vento di 50 km/h e le sue onde, alla fatica di resistergli mentalmente e fisicamente. Con tenacia e testardaggine però abbiamo vinto. Abbiamo superato i nostri limiti, abbiamo avuto l’intelligenza di inchinarci alla forza della natura quando troppo forte per noi e di giocarcela a viso aperto appena possibile. Abbiamo constatato, se ce ne fosse ancora bisogno, come un gruppo affiatato sia fondamentale per la buona riuscita di un’avventura simile. Come l’aiuto dei compagni di pesca sia sempre necessario.. da scattare una foto ad aiutarti a portare il kayak in acqua lungo una scarpata ripida e impervia.. da aiutarti nel glowing a risolvere situazioni complicate. Ringrazio Gabriele e Federico per essere stati al mio fianco anche questa volta!

Alla prossima avventura.. da qualche parte!