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Freddo da breakline

L’inverno non è certamente il periodo migliore per tentare la cattura del siluro a breakline: il siluro non è ancora attivo e non frequenta ancora il sotto sponda in attività di caccia.. però.. però il primo sole caldo di fine febbraio, quella luce e quella energia nell’aria che sanno in qualche modo già di primavera, quell’astinenza dal fiume, dall’attesa snervante di un segnalatore che ti fa sobbalzare dal lettino nel cuore della notte, dai momenti passati assieme ai tuoi compagni di pesca, ti fanno saltare ogni logica e passare in secondo piano ogni ostacolo e difficoltà.. nemmeno il freddo pungente, quello che sai di trovare sicuramente nel cuore della notte, o meglio verso l’alba, può farti desistere. Così ti ritrovi a scambiare qualche messaggio sul gruppo di WhatsApp per scoprire che non sei l’unico a pensarla così. Inutile dire che il sabato mattina sei già per strada che percorri quei chilometri che ti separano dal fiume con l’auto carica di sogni, speranze, aspettative.. e di attrezzatura, che a breakline non è mai né poca, né abbastanza (e per fortuna che ci si divide l’attrezzatura da portare).

Giusto un po' di attrezzatura

Giusto un po’ di attrezzatura

Verso mezzogiorno ci ritroviamo tutti nel punto di ritrovo. Siamo in sei e purtroppo, come preventivato, non esiste uno spot in grado di ospitare tutti noi con due canne a testa. Decidiamo quindi di fare due campi e due gruppi da tre persone: io, Mirco e Riccardo staremo a valle, mentre Roberto, Matteo e Riccardo più a monte, ad una distanza comunque non troppo elevata. La prima cosa da fare era mettere le esche in acqua. Visto il periodo, abbiamo optato per delle trote: di facile reperibilità presso allevamenti o laghi a pagamento ed in grado di garantirci vitalità e movimento grazie alla sua propensione alle temperature basse. Altre esche sarebbero state di difficile reperibilità e di minor efficacia. I contro si traducono nel costo e nel maggior numero di attenzioni per il trasporto (ossigenatore e ghiaccio) e la manipolazione nell’innesco, considerata la delicatezza della specie.

Ad inizio stagione è sempre meglio rinfrescare le montature ed i nostri terminali, adeguandoli eventualmente alla tipologia di spot o alla tecnica che si vuole utilizzare, senza contare che si evitano rotture per trecciati usurati dal tempo ed ostacoli su cui siamo incappati nelle precedenti pescate.

Girelle, stopper, moschettoni.. la minuteria che non può mancare, obbligatoriamente di qualità

Girelle, stopper, moschettoni.. la minuteria che non può mancare, obbligatoriamente di qualità

Una perlustrazione dello spot con l’utilizzo dell’ecoscandaglio in questo periodo è d’obbligo. Scopriamo infatti come vicino ad alberi semisommersi e la sponda, vi sia una profondità elevata, dai 4 agli 8-9 metri.

Controllare con l'ecoscandaglio la profondità è fondamentale nel periodo invernale

Controllare con l’ecoscandaglio la profondità è fondamentale nel periodo invernale

Come detto ad inizio la tecnica prescelta è la breakline, tuttavia, visto il periodo, la propensione del siluro a rimanere ancora nei pressi del fondale e l’elevata profondità che abbiamo nel nostro spot, siamo obbligati ad effettuare qualche modifica. Questa non riguarda tanto i terminali, che rimangono sempre gli stessi classici della breakline, quanto il fissaggio della break stessa. Possiamo sopperire facilmente in due modi: calare l’innesco fino alla profondità desiderata per poi legare la breakline direttamente alla lenza madre con un semplice nodo, facendo in modo di tenere la boetta sopra al nodo, così che non tocchi l’acqua e desti sospetti (la profondità è elevata, ma la prudenza non  è mai troppa). Il secondo metodo differenzia nel solo modo di attacco della breakline: invece che direttamente sulla lenza madre, è possibile agganciarla ad una girella scorrevole opportunamente bloccata all’altezza desiderata da uno stopper. Altro accorgimento necessario fondamentale: il piombo. Dovendo raggiungere profondità importanti e quindi un terminale lunghissimo, dovendo contenere l’irruenza di un’esca molto vitale, è necessario utilizzare piombi generosi, di almeno 130 grammi. Immaginate su un fondale di 8 metri, con un terminale di 7,5 metri, cosa potrebbe combinare un’esca frenetica come una trota senza un piombo che la mantenga in un’area circoscritta.. meglio non pensarci.

Piombi importanti, da almeno 130 grammi

Piombi importanti, da almeno 130 grammi

Occasioni come queste mostrano come sia utile avere terminali dotati di piombo intercambiabile, che ci permettono di cambiarlo rapidamente ed in qualsiasi momento in base alla corrente o alle necessità.

Piombi di diverse grammature intercambiabili

Piombi di diverse grammature intercambiabili

Il terminale , come abbiamo già detto, non subisce variazioni, lasciando spazio alle personalizzazioni ed agli accorgimenti che ognuno preferisce.

Terminale dotato di amo e ancoretta

Terminale dotato di amo e ancoretta

Amo e ancoretta sono necessarie con esche di dimensioni generose

Amo e ancoretta sono necessarie con esche di dimensioni generose

Una decina di metri di shockleader di diametro maggiorato rispetto alla lenza madre, ci dà maggior sicurezza in caso di ostacoli.

Una decina di metri di shockleader di diametro maggiorato rispetto alla lenza madre, ci dà maggior sicurezza in caso di ostacoli.

Non perdiamo tempo e iniziamo a portare fuori le nostre esche. E’ fondamentale scegliere e piazzare la nostra esca quando ancora c’è luce. Ci permette di lavorare senza difficoltà visiva, verificare che tutto sia connesso nella maniera corretta, ed essere sicuri di aver posizionato l’esca nel punto migliore. Quando ripeteremo l’operazione con il buio, sapremo già dove e come posizionare l’esca in modo rapido.

Un piccolo tender dotato di ecoscandaglio e motore elettrico ci permette di posizionare le nostre esche comodamente

Un piccolo tender dotato di ecoscandaglio e motore elettrico ci permette di posizionare le nostre esche comodamente

Mirco decide di posizionare un’esca sotto sponda su una profondità di 8 metri, mentre la seconda esca viene collegata ad una boa precedentemente posizionata su uno scalino di 4 metri, dove ha suo dire, un piccolo siluro non si avvicinerebbe mai.. ma uno grosso sì. Io decido per entrambe le esche sotto sponda attaccato a grossi alberi semi sommersi, così come Riccardo, che dopo aver piazzato la prima esca, durante il posizionamento della seconda sente un forte strattone sulla mano, ferra, ed ecco la sorpresa:

Siluro catturato "a mano"

Siluro catturato “a mano”

Evidentemente stavamo posizionando l’esca proprio in una zona in cui sostava il siluro, il quale non si è fatto scappare un’occasione così ghiotta e poco dispendiosa.

Riposizionata l’esca, torniamo a riva per prepararci per la notte, montando il campo base.

Tutto pronto

Tutto pronto

Purtroppo la conformazione della sponda non ci è amica. Le canne le abbiamo parecchi metri sotto al nostro campo, rendendo pericolosa la corsa lungo la ripida e umida discesa dell’argine.

In pesca

In pesca

Anche udire gli avvisatori non è affatto facile a causa della distanza. Io mi avvalgo di avvisatori da carpfishing opportunamente modificati per la nostra pesca, dotati però di centralina wireless, che tengo comodamente in tasca o affianco al lettino in tenda.

Avvisatori con centrali wireless

Avvisatori con centrali wireless

Avvisatore da canna

Avvisatore da canna

Inizia così la trepidante attesa, quella che abbiamo pregustato nei giorni precedenti. Tutti con un’orecchio teso ad ogni minimo rumore e suono che può provenire dagli avvisatori.

Attesa in compagnia

Attesa in compagnia

Mirco è particolarmente preso dal momento.

Attesa trepidante

Attesa trepidante

Il calare del sole segna inesorabilmente l’inizio dell’attività di caccia. Dall’altro campo arrivano notizie di un siluro da 1,71 metri catturato da Matteo. Dal nostro tocca a me catturare nel giro di un’ora due siluri sopra al metro. Poi nuovamente altre catture per Roberto e Riccardo. La serata è movimentata, nonostante la temperatura bassa. Ci rifugiamo all’interno della tenda a chiacchierare, dove la parabola a gas ci scalda fino a che non finisce il combustibile della bomboletta. Prima di entrare nei sacchi a pelo un tè caldo preparato da Riccardo ci riscalda ulteriormente e concilia il sonno. Sonno che in realtà dura poco. E’ mezzanotte quando un’avvisatore suona ripetutamente. Non è il mio e non è neppure quello di Mirco. Capisco che è quello di Riccardo, ma non vedendo alcun movimento da parte sua e di Mirco, mi faccio carico dell’onere, abbandono il caldo giaciglio, mi metto velocemente gli scarponcini e mi butto giù per la scarpata, buttando un’occhio nell’oscurità verso le canne per cercare di capire quale sia sotto attacco. Non riesco a capire, ma arrivato in prossimità di esse sento nitidamente l’avvisatore di Mirco suonare, quello della canna posizionata sulla boa. Mirco, che nel mentre mi ha raggiunto, afferra la canna, ormai dritta, e recupera velocemente filo, in quanto il siluro si era buttato in corrente e scendeva a valle velocemente. Dopo diversi giri di mulinello, arrivato a contatto con il pesce, ferra deciso, e fortunatamente il siluro rimane allamato, cosa non scontata in occasioni simili. Rimaniamo un po’ frastornati, perché siamo sicuri che il primo avvisatore udito era uno di quelli di Riccardo, ma arrivati sulle canne, è quello di Mirco che ha iniziato a suonare. Comunque sia prosegue il combattimento, con un siluro che mette a dura prova la resistenza di Mirco ed esalta le prestazioni della Night Fighter. Il siluro tiene il fondo tantissimo, e Mirco passa la Night a me per la fase finale del combattimento, mentre lui va a recuperare il cordino per legare il siluro. Riesco a vincere la sua resistenza e attendo l’arrivo di Mirco. Essendo un bel pesce lo leghiamo per misurarlo e fotografarlo con calma nella mattina seguente. La notte prosegue con qualche falso allarme che mi fa uscire in fretta e furia dalla tenda per nulla. Quando alle prime luci ci svegliamo capiamo quello che è successo in occasione dell’ultima cattura: l’avvisatore che suonava era effettivamente quello di Riccardo, solo che il siluro aveva già rotto la breakline e si era portato a valle, mantenendo la canna curva in trazione. Il buio non ci ha fatto notare la direzione del filo, che sotto l’azione del pesce era indirizzata verso la nostra sponda. Come aveva finito di suonare il suo avvisatore, era partito quello di Mirco al nostro arrivo.

Risolto il mistero smontiamo il campo, recuperiamo le canne, carichiamo le auto e raggiunti dai ragazzi dell’altro campo (che hanno chiuso la sessione con cinque catture) ci accingiamo alla misurazione del pesce e alla foto di rito. Posizioniamo il telo e misuriamo il siluro: 206 cm! Mirco ci aveva visto giusto nel piazzare la boa! Siluro meritatissimo!

Con un totale di nove catture suddivise in sei persone possiamo affermare che anche in un periodo non ideale come quello invernale (seppur indirizzato alla primavera), è possibile pescare e catturare con la tecnica della breakline, a patto che vi sia un accurato studio del fondale ed un minuzioso posizionamento delle esche.

Non ci resta che concludere la prima sessione di pesca a break line nel modo migliore, con una bella colazione al bar più vicino.

Colazione finale!

Colazione finale!

Alla prossima sessione di pesca a break line.. possibilmente primaverile!