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Via col vento..

Abbandonata la noiosa autostrada, mi godo il panorama ed i caratteristici paesini della bassa emiliana negli ultimi chilometri che mi dividono dal pontile dove ho appuntamento con Andrea, Luca e Marco. Ogni qualvolta mi lascio alle spalle l’ennesimo piccolo e caratteristico borgo sperduto nelle terre limitrofi al Grande Fiume, mi capita di pensare a quanti posti e paesi ho visto e visitato grazie alla passione per la pesca. Paesini spesso insignificanti e sconosciuti ai più, di quelli che non sogneresti mai di partire per andare a visitare, ma che per raggiungere lo spot, volenti o nolenti, si è costretti perlomeno ad attraversare. Ecco allora che il raggiungimento dello spot non rappresenta solo una perdita di tempo che ci separa dalla pesca, ma il viaggio diviene anche una piacevole scoperta.

Al nostro arrivo ci attende un gran bel sole caldo ed un fiume in perfette condizioni.

Come al mare

Come al mare

Il tempo di caricare la barca e ci dirigiamo verso lo spot: una rientranza del fiume con pochissima corrente e acqua bassa ricca di cefali, zona ideale per l’attività predatoria dei siluri. Visto la tipologia di spot, optiamo per pescare a pietra. Continua così il mio “apprendistato” per questa tecnica. Non sono tanto le montature ad essere complicate da costruire, bensì, il compito più difficile è scegliere il posto dove posizionare l’esca, il che significa saper leggere molto bene la conformazione del fondale osservando l’ecoscandaglio, riconoscere le zone adatte del fiume in base alla corrente presente, essere coordinati al momento di lasciare cadere pietra e terminale in acqua. Prendendomi tutto il tempo necessario (forse fin troppo) e con la dovuta calma, costruisco due terminali e la montatura sulla lenza madre. Di per sé sarebbero entrambi piuttosto poveri come materiali e costruzione: sulla lenza madre ad esempio basterebbe una girella tripla a cui applicare ad una estremità il terminale, all’altra la lenza madre e nell’anella centrale la break alla pietra. Per il terminale invece potrebbe bastare giusto un metro di kevlar, l’amo e l’ancoretta. Io invece, come al solito, da maniaco della precisione e dell’estetica (totalmente inutile, sia chiaro), mi complico la vita inserendo guaine, girelle con moschettoni particolari o seaboom, perline salvanodo, stopper e chi più ne ha più ne metta. Trovo enorme soddisfazione a vedere terminali e montature così.. che ci posso fare!

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Creazione dei terminali

Obiettivamente non può andare tutto bene.. non sarebbe la solita pescata. Si alza infatti un fastidiosissimo vento costante che investe chirurgicamente noi ed il nostro spot. Lì per lì non ci diamo molto peso, visto che di solito in serata si calma, ed iniziamo a piazzare le nostre esche, seguendo accuratamente il deciso gradino che il fondale crea davanti a noi.

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Inizia l’attesa

Abbiamo sei canne piazzate perfettamente a pietra, di cui una innescata con un barbo e le altre con delle breme. In genere il tramonto è il momento ideale per testare l’attività dei siluri e capire se ci sarà o meno attività. Continua tuttavia ad esserci vento, ora frontale, che crea onde in acqua e prolungati fischi sfiorando le nostre treccie tese.

Tramonto dalla tenda

Tramonto dalla tenda

Nonostante il vento, vediamo una prima mangiata su una delle canne di Luca. Due sussulti violenti della canna riconducibili tuttavia ad un piccolo siluro, tant’è che non hanno seguito. Poi l’ennesima nota dolente: il vento rafforza. Ora spinge con raffiche violente, al punto da costringerci a ritirarci nelle nostre tende per ripararci dalla costante ventilazione e dalle violente quanto improvvise sferzate.

Cala la notte

Cala la notte

Il passare dei minuti è una lenta agonia. Il vento non è mai un buon alleato a pesca, in nessuna tecnica, né da barca né da riva, a maggior ragione in acqua bassa dove crea onde e rumori che spaventano il pesce. Se al nostro arrivo davanti a noi era un continuo saltare di cefali, ora non c’è nessun segno di attività. Come se non bastasse le trecce producono vibrazioni e sibili che di certo non rendono la situazione tranquilla. Purtroppo però ormai è buio e non possiamo di certo traslocare su un altro spot, considerato poi le tende già montate e le canne piazzate. Alle 22.00 siamo ognuno nei propri sacchi a pelo pronti per dormire, con la consapevolezza che se il vento non cessa di spirare, di attacchi ne vedremo ben pochi.

Attesa forzata

Attesa forzata

Sfortunatamente il vento continua a sferzare per tutta la notte. Dentro di noi lo sconforto è totale: spot perfetto, livello del fiume ottimale, esche belle e piazzate adeguatamente. Tutto lasciava pensare ad una serata “spaccabraccia“.. ed invece quando alle prime luci di domenica iniziamo a svegliarci, il resoconto è di zero partenze.

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Alba sul fiume

Il fatto quasi comico è che ora, con ormai la luce, il vento inizia a placarsi, quasi come a prendersi gioco di noi. Ricordiamoci però che “chi la fa, l’aspetti“. Mentre cerchiamo di raccapezzarci su cosa avessimo sbagliato o se bisognasse scegliere fin dal principio uno spot riparato dall’azione del vento, la canna di Marco si piega violentemente in avanti, un po’ come accade a Mequinenza quando si pesca a pellet. Marco afferra prontamente la canna ed inizia un combattimento non facile. L’esca infatti era posata oltre duecento metri ed il fondale non è tra i più puliti, di conseguenza ci sono parecchie incognite sull’esito positivo del combattimento. Fortunatamente Marco è bravo nella gestione del combattimento, ed il pesce non riesce mai a trovare un ostacolo dove tentare di liberarsi. A riva arriva un bellissimo esemplare mattutino che ci scalda un po’ l’animo quando eravamo già rassegnati al cappotto.

Marco e Andrea

Marco e Andrea

Marco e Andrea

Marco e Andrea

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Marco

Marco

Marco

Ora possiamo tornare al pontile soddisfatti.. in extremis!

Questa pescata ci ha comunque insegnato che, tra i tanti fattori che bisogna tenere in considerazione, non bisogna sottovalutare l’azione del vento. Cercare spot riparati da essa può aiutare molto ai fine della bontà della pesca, specie se peschiamo in pochissimi metri d’acqua. Osservare le previsioni meteorologiche comprensive del vento sarà d’ora in poi d’obbligo non solo quando pescherò da barca, ma anche da riva.

Non si finisce mai di imparare insomma!