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Ancora bracconaggio

Ennesimo atto di bracconaggio, ennesimo scempio andato di scena nelle nostre acque, ennesima gravissima perdita di specie ittiche e di sogni di pescatori sportivi. Non è il primo e non sarà purtroppo l’ultimo, questo è solamente uno di quelli che grazie alla collaborazione tra pescatori e guardie ittiche si è riuscito a portare alla luce, ma razzie come queste accadono ogni notte lontani dai nostri occhi nei più disparati laghi, canali e fiumi italiani (non necessariamente del nord). 

 La modalità è sempre la stessa: vecchie barche, reti lunghe da centinaia di metri a chilometri ed elettrostorditori. Si raccoglie tutto, si carica tutto sul furgone e si ci dirige verso il deposito. Questa volta i movimenti sospetti erano stati notati da pescatori che a loro volta hanno allertato le Guardie Ittiche Fipsas, le quali hanno monitorato le operazioni tutta notte e bloccato il furgone carico (30-35 quintali di pesce, in maggioranza carpe) in procinto di partire (immagino per avere la possibilità di sequestrare il più possibile e procurare maggior danno). Potete vedere e leggere l’articolo qui.

Il frutto di una sola notte di pesca

Questo è avvenuto nel lago inferiore di Mantova, in pieno Parco del Mincio, zona soggetta a regolamentazione Fipsas in cui vige il divieto di pesca professionale (in questo caso, di  pesca professionale vi è poco, a parte la licenza) e dove vige un’ordinanza sindacale che vieta, a causa degli alti livelli di metalli pesanti disciolti nell’acqua, di prelevare pesce per alimentazione. I laghi non sono nuovi a questi atti, due anni fa, più o meno in questo periodo, pescatori tedeschi rimasero intrappolati in una rete lunga svariati chilometri (leggi qui l’articolo). In quel caso si arrivò in tempo e la stragrande maggioranza del pesce fu salvato, ma viene da chiedersi quante volte non finisce così.

La situazione non è sotto controllo ed il rischio di ritrovarsi letteralmente svuotato uno dopo l’altro ogni nostro specchio d’acqua (canale, fiume o lago che sia) è sempre più concreto, visto e considerato cosa è rimasto dopo il loro passaggio nelle zone del Delta del Po e canali del ferrarese. Purtroppo al momento l’unica cosa che possiamo fare è monitorare le acque noi pescasportivi ed essere pronti a segnalare alle autorità i movimenti sospetti, anche se questo implica sacrifici ed energie non da poco. A nulla serve lamentarsi ed indignarsi su Facebook, tantomeno fare i leoni da tastiera con frasi  del tipo “bisogna riempirli di botte“, “sparategli“, “dateli a me che ci penso io“: il 99% di questi, di fronte ai bracconieri, molto probabilmente non chiamerebbe neppure le autorità.  Un controllo totale delle nostre acque da parte degli enti predisposti è pura utopia e questo “tumore” sotto forma di bracconaggio ad opera principalmente di organizzazioni rumene sembra inarrestabile. Ci stanno privando dei nostri sogni, del nostro patrimonio ittico e noi possiamo quasi restare solo a guardare. E dire che è dal 2006 che il Gruppo Siluro Italia (ora Movimento Gruppo Siluro Italia, ancora in prima linea e punto di riferimento contro il bracconaggio) aveva portato alla luce il bracconaggio industriale nei nostri fiumi, all’epoca svolto da ungheresi. Se le autorità e le altre associazioni di pesca avessero dato ascolto, magari non si sarebbe mai arrivati a questo punto. Come si dice però: “con i se e con i ma..