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Accade tutto in un giorno..

Era da tempo che volevo invitare Giuseppe a pescare nelle mie zone. Dopo diverse battute di pesca “a casa sua” e con la sua barca, era giunto il momento di invertire le parti. L’idea era quella di fare 2/3 giorni pescando il siluro da barca di giorno, e da riva alla notte, per sfruttare ogni attimo di attività dei siluri. Il giorno prima dell’incontro tuttavia, siamo costretti ad escogitare un piano B: il basso livello del Po, a causa della siccità delle ultime settimane, ha chiuso di fatto la lanca in cui è presente il pontile che utilizzo per l’alaggio della mia barca, rendendo impossibile l’entrata e l’uscita dei natanti. Un piano B in realtà era già stato abbozzato durante i vari scambi di opinioni nei giorni precedenti.. ma era un’alternativa che ci lasciava un po’ spiazzati per alcuni aspetti logistici. Si trattava di provare a pescare a carpfishing nel fiume Po, avventura affascinante e piccolo sogno nel cassetto ma che necessitava parecchio tempo per la preparazione.. e noi non lo avevamo affatto. Alternative valide tuttavia non ce n’erano, quindi il giorno prima della partenza è un susseguirsi di brevi telefonate ed innumerevoli messaggi di whatsapp per cercare di trovare il bandolo della matassa. Non tanto per le attrezzature, quanto per le esche e l’aspetto cibo. Non sapevamo né quante boiles né quanto mais portare, né avevamo tempo e mezzi per bollire quest’ultimo. La scelta del cibo non era da sottovalutare: tre giorni all’aria aperta non ti permettono di mantenere freddi alcuni cibi, quindi bisognava capire cosa poter portare senza conseguenze salutari per noi.. e da siluristi abituati a fare al massimo una notte, era un’aspetto di non poco conto!

Raccatto 12 kg di mais pronto all’uso dal negozio di pesca e 5 kg di boiles (altri 2 li avevo a casa), Giuseppe compra al discount un numero non precisato di scatolette di mais e recupera un pot-pourri di boiles dal garage, più due sacchi di pastura. Improvvisiamo per le cibarie con pezzi di pizza, pane in cassetta, mele, affettati, tonno in scatola e addirittura del cous cous. Due casse e una tanica da 6 litri d’acqua naturale, una doccia da campeggio, tenda, lettini, sacche portacanne, borsoni vari.. siamo pronti per solcare il Grande Fiume!

Trasporto eccezionale

Trasporto eccezionale

Non avendo un’idea precisa di dove piazzarci, esploriamo il corso del fiume in cerca di salti di carpe, rigiri o fondali interessanti. Purtroppo la presenza di forte vento non ci permette di individuare attività di pesci e dobbiamo far affidamento al nostro sesto senso. Decidiamo per uno spot apparentemente abbandonato da tempo, ma comodo per l’attracco e sopratutto costantemente all’ombra (cosa da non sottovalutare in estate, specialmente con il caldo record delle ultime settimane). Inoltre la presenza di erbai ai lati era chiaro sintomo di spot potenzialmente ottimo. Alleggerita la barca, analizziamo il tratto di fiume davanti a noi. Nessun gradino, acqua a 28°c, bolle d’aria ovunque. Non il massimo.. ma ormai siamo lì, quindi piazziamo due marker in linea distanti un 10-15 metri tra loro, su un fondale di 3,2m, ed iniziamo a pasturare abbondantemente. Attorno a questi metteremo quattro inneschi, mentre due li piazzeremo a ridosso degli erbai, in acqua bassissima. Se le carpe vogliono raggiungere gli erbai, dovranno pur passare sulla nostra pastura. Ora è tempo di preparare montature, inneschi, stringer.

Boiles

Boiles

Mais pop up

Mais pop up

Dividiamo equamente tra le canne il numero di inneschi con il mais e con le boiles, accompagnandoli con retine di PVA riempite di boiles sbriciolate e pellets. Depositiamo con la barca, rinfreschiamo la pastura, mettiamo i tendifilo e nelle 18.30 siamo in pesca.

In pesca, Ethnic Boat Deluxe 9" lbs

In pesca, Ethnic Boat Deluxe 9″ lbs

Il vento che non accenna a calare quantomeno ci evita la visita della fastidiose zanzare, una tortura estiva incessante. Il tempo di cenare con un pezzo di pizza e siamo già nei nostri lettini. La giornata è stata impegnativa, e la fatica si fa sentire. Incredibile ma vero, c’è fresco al punto di utilizzare una coperta in pile per coprirsi.. se penso che a casa si boccheggia, qui, disperso lungo il fiume Po, in tenda, senza luce ed acqua corrente, non si sta poi così male!

Al risveglio troviamo ancora vento. la notte è passata senza partenze, ma negli unici dieci minuti in cui il vento ha cessato di sferzare, abbiamo sentito negli erbai rumori di inseguimenti. Probabilmente piccoli siluri in caccia. Il ritorno del vento ha coinciso con il termine dell’attività chiaramente. Ricontrolliamo gli inneschi, e pasturiamo. Inganniamo poi il tempo tentando di prendere qualche esca a ledgering per piazzare una break negli erbai dove questa notte sentivamo attività.

E' ora di pasturare!

E’ ora di pasturare!

Il vento cessa finalmente di sferzare verso sera. Solo all’ora individuiamo dove si concentra l’attività dei pesci, o per lo meno i loro salti. Un centinaio di metri avanti a noi, ben oltre alla nostra linea di pastura. Decidiamo di portare le esche destinate la notte prima sugli erbai in zona salti, dando una piccola pasturata. Nell’erbaio piazziamo una break line sfruttando un albero arenato. Affrontiamo già con più cognizione lo spot, nonostante il morale non sia dei più alti considerato il giorno e mezzo di cappotto. Il bello del carpfishing è che in qualsiasi momento può partire una canna.. ma l’attesa è molto più lunga, non concentrata quasi obbligatoriamente nelle poche ore notturne come per il siluro!

Attesa snervante

Attesa snervante

 

In compenso ci godiamo il campeggio, il fresco, il relax, le chiacchiere.. solo un pescatore può capire quanto si sta bene sulle sponde di un fiume!

Per sentire il primo brivido dobbiamo attendere la notte. Un avvisatore impazzito ci sveglia di colpo, voliamo fuori dalla tenda, io inciampo sulla zanzariera, Giuseppe invece arriva sulla sua canna, una delle due portate al largo, ferra ed inizia il combattimento! Non è combattivissima, probabilmente è una piccola carpa, ma tant’è che è la nostra prima carpa del Po, un sogno che sta per avverarsi quando le speranze erano davvero poche. Giuseppe mi concede generosamente di recuperare gli ultimi metri che separavano il pesce dal guadino, quando ad un tratto sorge un problema. Il tendifilo non scorre causa il nodo dello shockleader, di conseguenza è impossibile recuperare. E qui il fattaccio, abbassiamo la canna per togliere il tendifilo ed il pesce si slama. Presi da un misto di rabbia e sconforto per una mossa azzardata che ci ha privato della gioia della prima cattura della sessione, torniamo a dormire, senza neanche portare fuori l’innesco. Poco dopo però mi tocca rialzarmi, è l’avvisatore della canna a break che suona, arrivo sulla canna e vedo la punta dondolare in continuo: un piccolo siluro che è rimasto allamato. Almeno la break ha funzionato, ed è stata una mossa frutto della osservazione ed intuizione di Giuseppe.

L’ennesimo risveglio però è più amaro del precedente. Aver slamato la carpa in modo così ingenuo è dura da digerire, visto che ormai la sessione sembra volgere al termine, con un bel cappotto come risultato. Di buono c’è che avevamo perlomeno capito dove calare. Nel primo pomeriggio avremmo sgombrato il campo, e decidiamo quindi  di giocarci il tutto per tutto portando quattro canne su sei sulla linea più lontana, dove avevamo avuto la partenza. Giusto il tempo di calare l’ultimo innesco e un’avvisatore impazzito cattura la nostra attenzione. E’ una delle mie canne posizionate lontane la sera prima! Giuseppe ferra mentre io ritorno velocemente a riva per gustarmi il combattimento con la mia prima carpa del Po. E questa volta non c’è margine di errore, arriva a guadino! Felicità e soddisfazione alle stelle. La carpa sarà sì e no 5kg, ma quando il peso non interessa, si impara a godere di tutto quello che la pesca offre.. e questo è il coronamento di un sogno!

E’ chiaro ormai che le carpe preferivano una profondità maggiore, vicino al filo della corrente principale. Riporto fuori l’innesco e ne approfitto per fare una deriva a verticale in cerca invano di siluri. Al mio ritorno nulla è successo. ormai sono le 13.00 e siamo agli sgoccioli. Mentre chiacchieriamo tuttavia, un rumore strano ci interrompe per qualche secondo, fino a che non realizziamo che è la frizione del mulinello dell’unica canna di Giuseppe senza avvisatore! Il peso stavolta è maggiore, così come il combattimento è più avvincente. Giuseppe controlla con precisione le sfuriate della carpa e pian piano l’avvicina a noi. Non c’è fretta.

Giuseppe alle prese con la carpa

Giuseppe alle prese con la carpa

Il guadino risulta per la seconda volta implacabile., e anche la seconda carpa è a riva! Ci stiamo prendendo gusto proprio a fine pescata!

Il tempo tuttavia è tiranno, decidiamo quindi di fare le foto ed iniziare a smontare il campo.

Doppietta!

Doppietta!

Giuseppe e la sua cattura

Giuseppe e la sua cattura

Mirko e la sua piccola prima carpa di Po

Mirko e la sua piccola prima carpa di Po

Un siluretto pescato a ledgering!

Un siluretto pescato a ledgering

Rilasciati tutti i pesci con la maggior cura possibile, inizia l’avvilente fase di smontaggio del campo, tenendo ovviamente le canne per ultime. Pure questa si rivela una scelta azzeccata, in quanto l’altra mia canna portata distante inizia a cedere filo, facendo suonare l’avvisatore. Io ero proprio lì affianco e ferro prontamente. il combattimento è strano, diverso dal precedente, tra l’altro mentre le precedenti catture (compresa la slamata notturna) erano capitate sul mais, questa è caduta su una boile. Una volta sottoriva scopriamo il perché. Da buoni siluristi avremmo potuto mai abbandonare il fiume senza un siluro? Certo che no!

Siluro caduto su una boile

Siluro caduto su una boile

Questa sarà l’ultima emozione della battuta di pesca, l’ultimo regalo che ci ha fatto il fiume prima di salutarci e darci appuntamento alla prossima pescata. Non è stato facile, considerato che era la prima volta, ma per le prossime battute abbiamo ora una maggiore esperienza che ci permetterà di affrontare il Grande Fiume in maniera più consona!

Ringrazio Giuseppe per aver accettato di accompagnarmi in questa avventura, contribuendo a farmi coronare un piccolo sogno nel cassetto! D’altronde a noi di Catmagazine la pesca piace così, non tanto per il “Big” ma per le sensazioni ed emozioni che essa può regalarci ogni volta!