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L’esigenza di pescare

C’è un preciso momento in cui sento l’assoluta necessità di andare a pescare. Quando a lavoro minano la mia infinita pazienza con richieste assurde ed improponibili, quando durante tutta la settimana si è sempre di corsa tra un impegno e l’altro senza avere tempo di fermarsi un momento per se stessi, quando per strada ad ogni auto che ti rallenta o che non mette la freccia parte un insulto, quando divento completamente insofferente agli atteggiamenti menefreghisti e superbi delle persone. Ecco, quello è il momento in cui devo assolutamente staccarmi dal mondo civile (per così dire) e andare in mezzo al fiume, dove gli unici rumori sono quelli dell’acqua contro la barca, il vento che fischia tra i rami degli alberi e poco altro. Dove a perdita d’occhio non ci sono case, auto, persone, traffico , cemento. Ecco, lì mi ricarico, svuoto la mente, mi rilasso, pesco. Ne sento proprio l’esigenza, e quando Alvise mi scrive che l’amico che doveva accompagnare a pescare aveva avuto un contrattempo.. beh, impossibile non cogliere l’invito.

Verso le 8.00 siamo già al pontile, non senza aver fatto prima colazione al bar portafortuna ovviamente. Peccato solo che la barca ci verrà calata in acqua solo alle 9.00 (si poteva per lo meno evitare la levataccia a saperlo). Poco male, sul fiume non c’è traccia di altri pescatori, ed in questo periodo è più facile vedere attività nelle ore più calde della giornata.

La giornata è soleggiata e dalla temperatura gradevole per essere inizio febbraio. Il fiume invece, oltre ad essere in secca, si presenta con un colore poco invitante, ben lontano da quel verde azzurro della prima pescata di gennaio, sintomo che il giorno di pioggia durante la settimana ha sortito qualche effetto. In più la sua temperatura è di ben 9°C.. molto calda per il periodo.

Le enormi spiagge create dalla secca del Grande Fiume

Le enormi spiagge create dalla secca del Grande Fiume

Con il fiume così basso nascono nuove derive, ed ogni volta è un mondo da scoprire. Alla prima deriva individuiamo l’altezza in cui stazionano i pesci e che di conseguenza andremo a cercare nei restanti tratti. Questa volta stazionano tra i 3,5 e i 4,5m. Prima deriva senza alcun segno di attività. Ci spostiamo nella seconda, cerco la profondità corretta ed iniziamo a pescare. Io pesco a verticale, utilizzando un carassio come esca (attrezzatura: Ethnic Vertical Cat, Ryobi Luis 5500HX, Momoi Jigline MX8), mentre Alvise tenta per la prima volta di pescare a striscio (attrezzatura: Ethnic Dynamic Cat), utilizzando anch’esso un carassio come esca.

In prossimità di un gradino sento qualcosa, ma non ho il tempo di ferrare ed il probabile pesce non si allama. Controllo l’innesco constatando che effettivamente qualcosa è entrato in contatto con l’esca, in quanto il bracciolo dell’ancoretta è libero. Re-innesco e riporto l’esca sul fondo. Credo non passino più di una decina di secondi quando si presenta l’ennesimo gradino sull’ecoscandaglio. Preparo già l’abbondanza di filo necessaria per affrontarlo e sondo accuratamente il fondale con piccoli ma veloci saltelli. Inizio a sentire il cambio di profondità e con molta concentrazione cerco di non perdere mai il contatto con il fondo. Come arrivo alla base del gradino, ecco l’attacco deciso. Stavolta è nitido ed ho il tempo di ferrare. Dal nervosismo capisco immediatamente che si tratta di un esemplare minore, ma va bene così visto il periodo e le condizioni.

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Rilascio il siluretto e dico ad Alvise che ora tocca a lui catturare. Decide di abbandonare la tecnica dello striscio e tornare alla verticale, tecnica da lui più conosciuta e coinvolgente. Torniamo a monte per rifare la stessa deriva: si trova su una spiaggia assolata, quindi la temperature dell’acqua è  probabilmente più calda, magari di poco o nulla ma in quantità tale da divenire una zona di sosta ideale per i siluri nelle ore centrali della giornata. Giunti a metà deriva, su un fondale attorno ai 4 metri caratterizzato da un susseguirsi di sali scendi, ecco che la Dynamic Cat di Alvise si piega improvvisamente. Inizia il combattimento, che Alvise si gode per bene visto la combattività del pesce. Io nel mentre stendo il telo in barca e mi appresto ad effettuare il glowing. E’ un bel 161cm panciuto, nonché nuovo record personale per Alvise!

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C’è ancora tempo per un’ultima deriva, che decidiamo di compiere nel primo tratto percorso al mattino, che si trovava ora al sole. Qui Alvise sente un’altra abboccata ma non riesce a ferrare in tempo ed il siluro ha la meglio. Siamo ormai all’imbrunire e non c’è tempo per un’altra deriva.. e decidiamo di rientrare al pontile.

Per affrontare una battuta di pesca al siluro in inverno credo sia fondamentale individuare innanzitutto la profondità di stazionamento del pesce in quella determinata giornata e ricordarsi in quali tratti li abbiamo trovati. Questo ci verrà utile quando entreremo nella fase di attività dei siluri, che non ha un orario e una durata definita, ma una volta che ci troviamo al suo interno, dobbiamo essere lesti ad approfittarne pescando nelle zone e nelle profondità individuate precedentemente. Nel nostro caso, al mattino abbiamo individuato le tracce senza però ricevere alcun attacco. Nelle stesse zone ma in orari differenti (che corrispondono alla finestra di attività dei siluri), ecco che abbiamo ricevuto 3 attacchi. Nella pesca al siluro, specie in inverno, la precisione e l’attenzione per i dettagli possono fare la differenza.

Questa volta è Alvise a pagare l’aperitivo presso il solito bar sulla strada del ritorno. Io ho ricaricato le batterie, pronto per ri-affrontare la civiltà, il traffico, le persone.. mi chiedo già quando avrò il prossimo impellente bisogno di andare a pescare.. spero presto!